“Abbi senso musicalmente”

Jim (James Stanley) Hall nasce il 4 dicembre 1930 a Buffalo, nello Stato di New York. Molto presto, la sua famiglia, si trasferisce nell’Ohio, dove Hall frequenta il Cleveland lnstitute of Music, dove, nel 1953 riceve il “Bachelor of Music degree1“, quindi affina le sue conoscenze musicali studiando privatamente con Brenton Banks.
Per stessa ammissione di HaII2 le influenze musicali di quel periodo non provengono solo dal Jazz, ma anche dalla musica classica moderna con notevoli influenze dalla musica folklorica dell’est Europa, vanno cioè da Prokofiev a Bartok sino a Stockhausen. Lo stile strumentale lo costruisce, invece, con l’ascolto dei chitarristi Django Reinhardt e “dell’impossibile zoticone dell’Oklahoma3” Charlie Christian e dei sassofonisti Bill Perkins e Zoot Sims.
Nel 1955, si trasferisce a Los Angeles dove studia chitarra classica con Vincente Gomez, qui conosce il batterista Chico Hamilton il quale lo coopta immediatamente nel suo nuovo quintetto; con Hamilton, Hall, tiene numerosi concerti in diverse parti del mondo, è l’inizio della straordinaria avventura musicale di quello che è considerato uno dei più grandi chitarristi jazz viventi, tra i componenti4 del gruppo spicca la figura del sassofonista, clarinettista e flautista Buddy Collette il cui stile molto rilassato e, a tratti, classicheggiante, pulito e amabile (diverso da quello dei boppers che allora imperversavano e per questa definito, forse da taluni anche in modo spregiativo, “cool”5, freddo) diverrà parte integrante dello stile di Jim Hall.

Nel 1957 Hall è il punto di forza del trio di Jim Giuffrè (con loro il bassista Ralph Pe a cui si unisce, in seguito, il trombonista Bob Brookmejer), ciò che suona il trio è una felice sintesi tra la musica folklorica (il blues del Texas, in particolare, dove Giuffrè è nato) ed il contrappunto di origine eurocolta.
Un disco (inciso in quegli anni) di straordinaria importanza per Jim Hall è “Jazz Abstraction” di Gunther Schuller, primo corno dell’orchestra del Metropolitan di New York e storico del jazz, questa incisione è la testimonianza/manifesto di quella corrente che Schuller stesso (tra gli altri) denomina “Third Stream Music6“, alla terza via del jazz Hall aderisce con entusiasmo, ma, anche, con spirito personale e con un occhio (orecchio) rivolto all’Hard Bop, al punto tale che diversi critici sono indecisi se considerarlo un cooler o un bopper.
Quando pubblica il suo primo disco7, come leader, insieme con Carl Perkins al piano e Red Mitchell al basso, Hall mostra la sua preferenza per quei temi (anche abbastanza) semplici, ma pervasi di notevole lirismo. E’ questo il segreto del (nostro) grande musicista: il tema, fortemente lirico e suggestivo, è esposto chiaramente; per ogni idea, componente il tema, ci si prende tutto il tempo necessario perché venga assorbita, dai musicisti e dall’ascoltatore, quindi si espone una nuova idea, in questo modo la musica diventa molto più comprensibile (perché no, più apprezzata) dall’ascoltatore che ha il tempo di digerire/elaborare il tutto… Conoscete, per caso, un musicista (chitarrista, naturalmente) capace di inventare temi, melodie, capace di rivoltare, come un guanto le note dei temi sino a farle rivivere in una luce nuova? La risposta è facile, dopo avere, però, ascoltato una qualsiasi delle interpretazioni di Jim Hall.
La sua attività è documentata, sino ad oggi, da oltre un centinaio di incisioni (a suo nome e collaborazioni) tutte di qualità eccellente, collaborazioni con grandissimi musicisti quali Bill Evans, Ron Carter, George Shearing (incisioni in duo), Jimmy Giuffrè, Sonny Rollins, Art Farmer, Michel Petrucciani, Ella Fitzgerald e tantissimi altri, oltre, naturalmente, a quelle con il Chico Hamilton Quintet.

Jim Hall è amato e stimato, anche, dai colleghi chitarristi: Frisell (forse l’allievo più vicino alle corde di Hall), Scofield, McLaughlin, Stern e Metheny (tra i tanti) lo citano come loro fonte ispiratrice e maestro indiscusso, memorabili sono i duetti, con questi chitarristi, tutti documentati con incisioni (escluso, a mia memoria che con McLaughlin); splendido, poi, il recentissimo disco con Metheny8 che non può mancare nella discoteca di un chitarrista (e non solo), come pure imperdibili sono i dischi, in duo, con Bill Evans9 recentemente rimasterizzati (e con takes aggiunte rispetto agli Lp originali); con Evans, Jim Hall, mette in luce la sua capacità ineguagliata dì accompagnare imitando/sostituendo il pianoforte e senza entrare mai in contrasto con esso (i chitarristi sanno quanto difficile sia suonare insieme con un pianista).
Il suo stile, inconfondibile, è un mix di garbo, buon gusto musicale, notevole padronanza dello strumento e profonda conoscenza dell’armonia applicata alla chitarra, nella sua musica si notano i solchi profondamente scavati dai colleghi con cui, giovanissimo (sconosciuto) esordisce sulla scena del jazz Hall è, per questo, un musicista “tradizionale” nel senso che la sua musica non prescinde dalla tradizione, ma da questa discende ed è a questa che si rifà per poi evolversi in un contesto proprio e originale.
Proverbiale è il suo modo di accompagnare il solista, quando manca il batterista o il bassista nessuno se ne accorge, l’ascoltatore, quasi a livello subliminale, sente il ritmo, sente la pulsazione ritmica sottintesa, ma non è la batteria, è il suo caratteristico spazzolare le corde (sulla parte terminale della tastiera, non al centro come al solito) che fa scaturire un suono da chitarra acustica dalla sua D’acquisto a cassa alta, ascoltare, per credere, i dischi del Jim Giuffrè trio10 o “Power of three11“con Petrucciani e Shorter, quest’ultima anche in videocassetta12, (molto istruttiva perché permette, tra l’altro, di vedere bene come mette le mani Jim Hall). Il suo comping, molto preciso e swing (molto più swing del suo solismo), è sempre discreto, mai invadente, sempre teso a far risaltare il solista, ogni tanto tira fuori i suoi caratteristici pedali di soprano su cui costruisce accordi, che sono sempre in movimento; quando improvvisa raramente lo si sente eseguire dei pattern, ma lunghe sequenze di motivi, di melodie, ma ciò che fa di Hall un grandissimo musicista è la sua capacità di ascoltare i colleghi con cui suona, un interplay13 che rende i brani momenti irripetibili di tensione musicale14 poiché: “spesso la musica dei musicisti che ammiriamo è soprattutto il frutto di una grande capacità di ascolto. Un caso eccezionale, per me, è il chitarrista Jim Hall che attacca la nota e la smorza nel silenzio allo stesso modo di un Miles Davis o un Sonny Rollins, il che sembrerebbe impossibile con uno strumento qual è la chitarra15.
Jim Hall è considerato, sia dai suoi colleghi musicisti sia dagli appassionati, un caposcuola della chitarra jazz, ma forse, semplicemente, è il chitarrista che, più di tutti, è stato capace di rinnovare se stesso, continuamente e caparbiamente, è il prototipo (archetipo è forse troppo?!) del chitarrista moderno. Moderno in ogni epoca della sua vita, per questo la chitarra (e il) jazz gli deve molto. Tanto moderno che non ha mai avuto ritrosie a cimentarsi/collaborare con musicisti appartenenti ad aree musicali diverse dalla sua come ad es. il Kronos Quartet16 o il recentissimo CD17 in cui esegue un brano di Jimi Hendrix “Purple Haze“. All’interno della custodia della sua chitarra Jim ha scritto “abbi senso musicalmente”… mai motto è stato applicato più felicemente.


1 Il brano che costituisce la sua tesi di laurea è inciso (con una parte jazz-oriented aggiunta) in “Jim Hall & Friends – Live al Town Hall- vol. I” con il titolo “1953 Thesis”- LIMELIGHT LC 0601.
2 Vedi booklet allegato al cd di cui alla nota 1.
3 Cfr. Arrigo Polillo “Jazz” Oscar Mondadori 1988 pag. 534.
4 Hamilton batteria, Collette fiati, Katz cello, Smith basso, Hall chitarra.
5 Per approfondimenti vedi Polillo op. citata, capitolo “Il Jazz si raffredda”.
6 in quel periodo la modalità di esecuzione dei jazz è divisa, molto chiaramente, con differenze non solo tassonomiche, in due categorie di pensiero contrapposte (ciò non toglie, tuttavia, che esistono posizioni intermedie in cui queste differenze/opposizioni sono sfumate, assenti o, addirittura, altre); una prima corrente è il “cool jazz” (di cui “Third Stream Music” è una diramazione avanzata/estremista) le cui caratteristiche idiomatiche ho descritto, a grandi linee, a proposito di B. Colette, cioè una grandissima attenzione agli aspetti compositivi ed esecutivi della musica eurocolta per il tentativo di creare un nuovo linguaggio musicale, jazzistico, sintesi, appunto, della musica colta europea e della musica afro-americana, i rappresentanti di questa corrente sono, nella quasi totalità, bianchi- l’altra corrente, denominata, “Hard Bop” la cui musica è più irruenta, largamente improvvisata e molto legata al blues, è praticata, prevalentemente da neri. Negli anni seguenti la corrente Hard Bop, finisce per prevalere sull’altra.
7 “Jazz Guitar” LP originale Pacific PJ 1227 MONO. Rimasterizzato, con una take alternativa, in CDP 7 46851 2 PACIFIC. Alcune delle note biografiche sono prese da qui.
8 “Jim Hall & Pat Metheny” -TELARC jazz CD-83442.
9 “Undercurrent” Emi Japan LP -LBJ-60051-CD Blue Note CDP 7 90583 2 e “Intermodulation” -LP Verve 20MJ- 0063 -CD Verve 833771-2. I due LP sono, entrambi, in edizione Giapponese.
10 In questo gruppo spesso il bassista o il pianista sono completamente assenti.
11 Michel Petrucciani “Power of Three”-CD Blue Note CDP 746427 2, curiosamente, tra i crediti, due brani sono di James S. Hall, uno di Jim Hall.
12 Michel Petrucciani “Power of Three” -VIDEO Blue Note 1990 MVP 9912553.
13 A questo scopo ascolta il disco di Bill Evans “Interplay”- cd RIVERSIDE OJCCD-308-2, diverrà molto chiaro il motivo per cui i colleghi musicisti stravedono per Jim Hall. La critica, stranamente, non condivide, appieno questa stima, in particolare la critica italiana (che, per la verità non vede di buon occhio i chitarristi jazz in generale) vedi ad es. la recensione dei cd con Metheny liquidata con notevole sufficienza in “Musica Jazz” Ago/Sett. 1999 a firma S.M. e confrontala con la recensione di Palombo su Chitarre n. 161/2 1999… Misteri del Jazz.
14 Per un approfondimento dello stile di Jim Hall è importante, a mio avviso, leggere il suo libro “Exploring Jazz Guitar” nel quale spiega la sua filosofia di vita e musicale (sono forse la stessa cosa?) oltre a molti aspetti tecnici del suo approccio allo strumento. li libro è reperibile presso www.ashleymark.co.uk, e-mail mail@ashleymark.co.uk.
15 Nino De Rose “Armonia e fraseggio Jazz” pagina 9 Edizioni Melodi -Milano, 1981.
16 Kronos Quartet “Music of Bill Evans” LANDMARK LCD-1510-2.
17 Jim Hall “Jazzpar quartet + 4” STORYVILLE STCD 4230.


Franco Signore – Jazz Convention year 2002